SMART WORKING E PRIVACY

SMART WORKING E PRIVACY: limiti al controllo del lavoratore agile

A seguito dei recenti avvenimenti la maggior parte delle aziende sta iniziando ad utilizzare una nuova modalità di esecuzione della prestazione lavorativa lo Smart Working. A tal proposito, subentra da parte del datore di lavoro l’esigenza di monitorare a distanza l’operato dei propri dipendenti e spesso le modalità impiegate per tali controlli entrano in conflitto con le direttive della normativa privacy.

Come precisato dal Provv. del Garante del 2/4/2009 e il Provv. del 13/7/2016 n. 303 e previsto dell’art. 4 L. 300/70, l’installazione di software con caratteristiche e funzionalità configurate per il tracciamento sistematico e continuativo degli accessi da parte di colui che svolge la prestazione lavorativa è da ritenersi un controllo vietato, salvo che non sussistano i presupposti richiamati dalla norma.

Quindi, è possibile controllare legittimamente gli accessi al PC e le attività del lavoratore in modalità smart working da parte del datore di lavoro rispettando il diritto alla privacy del dipendente?

La norma in esame stabilisce che gli strumenti che può utilizzare il datore di lavoro ai fini del monitoraggio della prestazione lavorativa possono essere utilizzati esclusivamente per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale. Il software, quindi, rappresenta esclusivamente uno strumento ulteriore e non strettamente necessario a rendere la prestazione lavorativa e ha l’obiettivo di soddisfare esigenze organizzative e di controllo dell’imprenditore, nel rispetto della normativa in materia di privacy e quindi con previa informativa ex art 13 del GDPR. L’informativa permette da un lato al lavoratore di essere informato e dall’altro al datore di lavoro di poter agire in sede disciplinare. Pertanto il trattamento di dati personali dovrà sempre ispirarsi ai principi di correttezza, pertinenza e non eccedenza dettati dalla normativa privacy.

Si evidenzia infine che non tutti i software sono da considerarsi vietati in quanto alcuni possono essere considerati strumenti di lavoro alla stregua del pc e quindi è necessario valutare ogni singola situazione caso per caso.

Dott. Mario Esposito

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