INAIL: per i contagiati COVID-19 è riconosciuto l’infortunio sul lavoro

INAIL COVID19

La contrazione del virus, legato all’attività lavorativa, diventa un rischio professionale per i dipendenti del SSN

“In tale ambito di affezioni morbose inquadrate come infortuni sul lavoro, si ritiene di ricondurre anche i casi di COVID-19 dei lavoratori dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale e, in generale di qualsiasi altra struttura sanitaria pubblica o privata assicurata con l’Istituto, ossia, medici, infermieri e altri operatori sanitari in genere, laddove sia accertata l’origine sanitaria del contagio, avvenuto nell’ambiente di lavoro, oppure per causa determinata dallo svolgimento dell’attività lavorativa.”.

È quanto recita la risposta dell’INAIL alla “richiesta chiarimenti malattia infortunio da COVID-19 (nuovo Coronavirus) contratto dagli operatori sanitari”, derivante dalla nota INAIL del 17 marzo n. 3675. Nel documento, quindi, si identifica la contrazione del virus COVID-19, da parte di personale dipendente del Servizio Sanitario Nazionale, come una situazione equiparabile ad un infortunio, afferente all’attività lavorativa in quanto tale, o provocato nel percorso lavoro-abitazione, ovvero in itinere (in tal caso guida il riconoscimento medico-legale il dato epidemiologico.

A tal proposito, essendo considerato un evento infortunistico, il rischio di contrazione del Coronavirus, diventa un rischio oggetto di valutazione, qualora si presenti come un rischio professionale, per coloro che, operando in una organizzazione aziendale, espletano una mansione che determina un incremento dell’entità del rischio rispetto al resto della popolazione o ad altri lavoratori. Sebbene non nasca all’interno dell’organizzazione aziendale, l’aumento dell’entità del rischio è legata alla mansione espletata nella specifica attività lavorativa (si vedano, ad esempio le strutture sanitarie, oltre alle categorie di lavoratori che svolgono le attività indicate all’Allegato XLIV al D. Lgs. n° 81/2008). In questi casi, pur non essendoci la deliberata intenzione di operare con agenti biologici, esiste un rischio di esposizione ad essi. Quindi, le aziende hanno l’obbligo di procedere alla valutazione del rischio da agenti biologici e aggiornare, quando necessario, la stessa in quanto, la probabilità per il proprio personale di contrarre una qualunque infezione, è palesemente maggiore a causa della specifica attività svolta.

  • Attività in industrie alimentari.
  • Attività nell’agricoltura.
  • Attività nelle quali vi è contatto con gli animali e/o con prodotti di origine animale.
  • Attività nei servizi sanitari, comprese le unità di isolamento e post mortem.
  • Attività nei laboratori clinici, veterinari e diagnostici, esclusi i laboratori di diagnosi microbiologica.
  • Attività impianti di smaltimento rifiuti e di raccolta di rifiuti speciali potenzialmente infetti.
  • Attività negli impianti per la depurazione delle acque di scarico.

 La tutela assicurativa INAIL, nel caso specifico, di norma spettante nei casi di contrazione di malattie infettive e parassitarie negli ambienti di lavoro o durante lo svolgimento delle attività lavorative (Circolare INAIL n. 74 del 1995) è stata resa operativa anche nei casi di infezione da coronavirus contratta in occasione di lavoro, fermo restando il nesso causale con le mansioni svolte.

Attraverso l’approvazione del Decreto Cura Italia, dunque, che si inserisce nel complesso contesto Sanitario nazionale, l’INAIL è chiamato a svolgere attività che coprono a 360 gradi la situazione emergenziale, dalle assunzioni per garantire assistenza agli infortunati sul lavoro, alla validazione, in via straordinaria dei DPI da produrre, importare o immettere in commercio (mediante il rilascio di comprovata autocertificazione attestante il rispetto dei requisiti tecnici di sicurezza previsti dalle norme vigenti).

La nota INAIL, nel complesso, si focalizza sulle modalità di gestione delle assenze lavorative, causa COVID-19, per i lavoratori suddetti.  L’Istituto Nazionale Infortuni sul lavoro e malattie professionali tutela il lavoratore per l’intero periodo di quarantena e quello eventualmente successivo, dovuto a prolungamento di malattia che determini una inabilità temporanea assoluta.

L’art. 42, comma 2 del Decreto, stabilisce che, l’ASL o la struttura sanitaria di appartenenza del personale infortunato, in qualità di Datore di Lavoro, ha l’obbligo di effettuare, come per gli altri casi di infortunio, la denuncia/comunicazione di infortunio all’ INAIL e, di conseguenza, che il medico certificatore è tenuto a trasmettere telematicamente la prescritta certificazione medica all’Istituto, il quale prende in carico ed assicura la relativa tutela all’infortunato. Le misure di tutela saranno applicate nel periodo di quarantena o permanenza domiciliare che comporti astensione dal lavoro, fermo restando la comprovata infezione dipendente da causa di lavoro. Il computo della decorrenza della tutela INAIL parte dall’attestazione di positività mediante il test da parte delle autorità sanitarie. Sono esclusi i dipendenti sanitari posti in quarantena per motivi di sanità pubblica, salvo che risultino positivi al test di conferma.

Ing. Domenico Montanino