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Protezione dei dati personali e Pubblica Amministrazione

Spesso si pensa che la sola normativa in materia di protezione dei dati personali sia il GDPR. In realtà, non è così, soprattutto per la Pubblica Amministrazione. Molteplici sono le normative, che riguardano il trattamento dei dati personali nell’ambito della Pubblica Amministrazione. Bisogna considerare infatti la Legge n. 241/1990, che, agli artt. 22-25, disciplina l’accesso agli atti. Ciò significa che la Pubblica Amministrazione è tenuta a comunicare documenti contenenti dati personali a chi abbia un interesse legittimo alla tutela delle proprie situazioni giuridiche. Ad esempio, i partecipanti ad un concorso possono richiedere l’accesso ai documenti presentati dai candidati, che hanno avuto un punteggio più alto. Ciò deve avvenire nel rispetto del principio di minimizzazione, quindi vanno comunicati soltanto i dati essenziali. Per esempio, le informazioni relative alle esperienze di studio e di lavoro devono essere inviate, ma il discorso è diametralmente opposto relativamente ai dati di contatto e di residenza dei candidati.

La Pubblica Amministrazione ha rilevanti obblighi di comunicazione e pubblicazione dei dati personali. L’art. 2-ter del D. Lgs. n. 196/2003 stabilisce che i dati personali possono essere comunicati o diffusi, solo se ciò sia espressamente previsto da una norma statale avente valore di legge o di regolamento. Tale statuizione ha il merito di rispondere a molti quesiti relativi alla pubblicazione di dati personali da parte della Pubblica Amministrazione: infatti, se non vi è una norma che lo preveda espressamente, un dato personale non può essere pubblicato e va invece pseudonimizzato.

Il D. Lgs. n. 33/2013 stabilisce i dati personali che la Pubblica Amministrazione deve pubblicare per obblighi di trasparenza, effettuando un bilanciamento tra le esigenze di trasparenza e pubblicità della PA da un lato e la Protezione delle persone fisiche e tutela dei loro dati personali dall’altro. La trasparenza consiste nella pubblicità di atti, documenti, informazioni e dati propri di ogni amministrazione, resa oggi più semplice e ampia dalla circolazione delle informazioni sulla rete internet a partire dalla loro pubblicazione sui siti istituzionali delle amministrazioni. Lo scopo è quello di favorire forme diffuse di controllo sull’azione amministrativa, sull’utilizzo delle risorse pubbliche e sulle modalità con le quali le pubbliche amministrazioni agiscono per raggiungere i propri obiettivi.

L’art. 18 del D. Lgs. n. 33/2013 stabilisce la pubblicazione dell’elenco degli incarichi conferiti o autorizzati a ciascuno dei propri dipendenti, con l’indicazione della durata e del compenso spettante per ogni incarico. Particolarmente importanti sono altresì gli artt. 26-27 del D. Lgs. n. 33/2013, che stabiliscono gli obblighi di pubblicazione, nel caso in cui la Pubblica Amministrazione eroghi vantaggi economici, di qualsiasi genere, superiori a mille euro. Occorre verificare che il provvedimento amministrativo possa concedere vantaggi economici di qualsiasi genere a persone fisiche o giuridiche, o comunque a soggetti giuridici privati (associazioni, fondazioni). La norma (art. 26 D. Lgs. 33/2013) usa una clausola generale, per ricomprendere molteplici fattispecie. In tal caso, vanno pubblicati i dati personali previsti dall’art. 27 del D. Lgs. 33/2013, a) il nome dell’impresa o dell’ente e i rispettivi dati fiscali o il nome di altro soggetto beneficiario; b) l’importo del vantaggio economico corrisposto; c) la norma o il titolo a base dell’attribuzione; d) l’ufficio e il funzionario o dirigente responsabile del relativo procedimento amministrativo; e) la modalità seguita per l’individuazione del beneficiario; f) il link al progetto selezionato e al curriculum del soggetto incaricato. Tuttavia, se i vantaggi economici sono inferiori a mille euro nell’anno solare o comunque informazioni sullo stato di salute, condizioni di indigenza e di disagio sociale, i dati personali non possono essere pubblicati.

In ogni caso, ai sensi dell’art. 60 del D. Lgs. n. 196/2003, i dati genetici, relativi alla salute, alla vita sessuale o all’orientamento sessuale della persona possono essere pubblicati solo per la tutela di un diritto di pari grado o comunque di una libertà fondamentale.

Tema spinoso riguarda altresì la pubblicazione dei dati delle graduatorie di concorso: infatti l’art. 15 c. 6 del D.P.R. n. 487/1994 stabilisce che debbano essere pubblicati soltanto i dati relativi dei vincitori dei concorsi. L’Amministrazione può comunque comunicare gli esiti di un procedimento tramite l’accesso ad un’area riservata con credenziali, numero di protocollo, accesso tramite Carta Nazionale dei Servizi o SPID, secondo quanto stabilito dal Garante per la Protezione dei Dati Personali. Dunque non è possibile pubblicare gli esiti delle prove intermedie, i dati dei candidati che non hanno vinto, che non sono stati ammessi, che si sono ritirati.

L’introduzione del Green Pass ha comportato notevoli modifiche: infatti, secondo l’art. 9-ter del D. L. n. 52/2021, tutto il personale scolastico e gli studenti universitari sono obbligati all’esibizione del Green Pass. Il Ministero dell’Istruzione ha specificato che tale obbligo vale anche per il personale esterno, che accede ai locali scolastici. Ad ogni modo, il Governo sta progettando la richiesta di obbligo di Green Pass per tutti i dipendenti pubblici.

COSA ACCADE SE LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE NON SI CONFORMA ALLA NORMATIVA?

Il Garante per la Protezione dei Dati Personali ha emanato ingenti sanzioni contro numerose Pubbliche Amministrazioni che hanno violato tali obblighi. Fondamentale principio del GDPR è l’accountability: dunque, se il Garante, in sede di ispezione, verificasse che la Pubblica Amministrazione non si sta attivando per procedere all’adeguamento, potrebbe comunque emanare un provvedimento sanzionatorio.

Nell’articolo abbiamo parlato del principio di minimizzazione dei dati. Come si applica in concreto? Richiedi una consulenza, scrivendoci qui.

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